lunedì 20 ottobre 2014

Contro la schiavitù 2.0 del governo Renzi, costruire la lotta dal basso!

Il disegno reazionario e bonapartista del “bullo fiorentino” Matteo Renzi, colpisce studenti e lavoratori.

Da una parte, la “scuola-impresa” prevista dal “patto educativo” trasforma le scuole in tante piccole aziende in competizione tra loro. I privati che finanzieranno gli istituti scolastici potranno sfruttare il corpo studentesco attraverso stage e prestazioni lavorative non retribuite (e non tutelate) oltre che influire direttamene sulla struttura e sui contenuti della didattica, portando le scuole alla completa sudditanza rispetto alle aziende private stesse.

Dall’altra, il “Job Act” di Renzi ha un obiettivo molto chiaro: schiavizzare il lavoratore e precarizzare ulteriormente il lavoro. L’offensiva di Renzi contro lo Statuto dei Lavoratori, fa del luogo di lavoro un posto dove si è sorvegliati a distanza da nuovi mezzi tecnologici a piacimento dell'azienda, dove se a giudizio di quest’ultima non rendi abbastanza puoi essere demansionato a piacere perdendo qualifica e salario, e dove, infine, chi alza la testa e prova ad organizzare la protesta può essere sbattuto fuori all’istante.

È la lotta di classe “dall’alto”, quella di Renzi, ma può e deve fare esplodere necessariamente la lotta dal basso.


Allo stesso tempo, la CGIL, che ha convocato per il 25 ottobre una manifestazione nazionale a Roma, non può rimanere esente da critiche. È decisamente disarmante la timidezza e la pavidità con la quale il più grande sindacato italiano sta affrontando il più grave attacco al mondo del lavoro dai tempi in cui Berlusconi tentava un’analoga mossa. Oggi, come allora, è necessario che la classe lavoratrice, insieme a studenti medi ed universitari, costruisca una mobilitazione che vada oltre quella del 25 ottobre e che utilizzi strumenti davvero in grado di influenzare il dibattito politico nazionale, così come è necessario richiedere a gran voce un cambiamento nella dirigenza sindacale della CGIL, ora assolutamente inadeguata a condurre una lotta degna di questo nome. Occorre rispondere alla radicalità che calpesta i nostri diritti con forza uguale e contraria, riscoprendo metodi di lotta che colpiscano direttamente il padronato, come uno sciopero generale prolungato che interrompa la produzione a livello nazionale fino a quando non verranno garantiti diritti e tutele ai lavoratori.  


Per questo, al di là degli apparati, oltre i dirigenti, invitiamo tutti i lavoratori, gli studenti e i disoccupati a scendere a Roma il 25 ottobre: ci sono in gioco le condizioni materiali, di vita e di lavoro, di milioni di persone.

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