I primi 21 anni della Rivoluzione Zapatista

Messico, 1° gennaio 1994. Nella regione del Chiapas, lo Stato più meridionale e più povero del paese, l’EZLN (Ejercito Zapatista de Liberacion Nacional), un gruppo rivoluzionario indigeno formato da uomini e donne, irrompe nel panorama internazionale. Si tratta di un movimento armato clandestino di stampo marxista, libertario e indigenista che si oppone al neoliberismo e al sistema economico messicano in voga dal 1982. Attivi dal 1983, in realtà la loro è una lotta che dura da 500 anni, da quando Cristoforo Colombo, nel 1492, arrivò nelle Americhe, evento che gli indios identificano come l’inizio delle loro sofferenze attuali. Sofferenze che videro il loro apice all’inizio del XV secolo con i “conquistadores” europei, “venuti per servire Dio, il Re e per diventare ricchi”, che sterminarono e annientarono intere popolazioni indigene, tuttora costrette alla miseria e alla discriminazione sociale. Ma dal 1° gennaio del 1994, ventun anni fa, la nuova fiaccola rivoluzionaria dell’EZLN illuminò gli occhi degli ultimi e degli oppressi, dei perseguitati e dei lavoratori. Il movimento, che deve il suo nome al rivoluzionario messicano Emiliano Zapata, si opponeva all’entrata in vigore del TLC, il trattato di libero commercio appena stipulato tra Messico, USA e Canada. Sotto la guida del Subcomandante Marcos, eroe atipico dal volto coperto, non leader del movimento ma servo del popolo a cui appartiene (il prefisso “Sub” lo identifica come un comandante al di sotto del popolo sovrano), gli zapatisti occuparono cinque comuni del Chiapas, e a San Cristobal de Las Casas Marcos lesse la prima dichiarazione della “Selva Lacandona”, nella quale si dichiarava guerra al governo messicano di Carlos Salinas de Gortari, annunciando libertà, giustizia e democrazia per tutti i cittadini. Dopo dodici giorni di combattimenti, il presidente Gortari accettò il cessate il fuoco assieme alla proposta di dialogo avanzata dagli zapatisti. Ciò nonostante, l’esercito e i paramilitari continuarono negli anni a compiere atroci atti di violenza, massacrando uomini, donne e bambini delle comunità indigene. Ma il tentativo del governo di fermare l’ondata rivoluzionaria non riuscì, e dal dicembre del 1994 gli zapatisti iniziarono gradualmente a formare diversi comuni autonomi, caratterizzati dallo sviluppo di giunte di autogoverno, programmi comunitari di produzione del cibo e sistemi sanitari e scolastici gratuiti. Tutto questo era assolutamente indipendente rispetto ai servizi offerti dal governo messicano, che non prestava alcuna attenzione alla cultura, ai bisogni e alla medicina indigeni. Si formarono, inoltre, “juntas de buengobierno” (giunte di buongoverno), che vigilassero sulla comunità per evitare corruzione e abusi di potere, affinché si seguisse il dettame zapatista del “comandare ubbidendo”, dove non è più il popolo ad essere rappresentato, ma è lui stesso a rappresentarsi. “Aquì manda el pueblo y el gobierno obedece” (Qui comanda il popolo e il governo obbedisce), si può ancora leggere nei cartelli di benvenuto posti al confine dei territori dell’EZLN. Il “potere governativo” di questi comuni si pone totalmente in contrasto con quello tipicamente liberista: difatti, non esistono partiti politici, poiché ogni membro della comunità gioca un ruolo importante all’interno di un sistema di democrazia diretta e partecipata, senza dover delegare alcun rappresentante. E la presenza di un’effettiva democrazia partecipata la si trova in tutti gli ambiti della vita. Seguendo il principio marxista “Da ognuno secondo le proprie possibilità, a ognuno secondo le proprie necessità”, si sono formate le “Comisión de Tierra y Territorio”, mentre di grande importanza sono la “Comision de Honor y Justicia” e la “Comision de Ancianos”, dove quest’ultima svolge un ruolo fondamentale nella salvaguardia della cultura indigena che, tramite l’insegnamento degli anziani, viene tramandata ai più giovani. Il Chiapas è una regione estremamente ricca di risorse e la maggior parte dell’energia elettrica viene generata proprio in questa porzione di territorio. Tuttavia, i popoli indigeni sono tra i più poveri di tutto il Messico, mentre a sfruttare le risorse sono soprattutto gli Stati Uniti. Il primo obiettivo politico dell’EZLN è stato, quindi, la liberazione del Chiapas dal “malgobierno” messicano che ha svenduto alle multinazionali le risorse naturali del Paese, costringendo gli indios in condizioni di vita inaccettabili. L’EZLN è solidale non solo con gli altri popoli indios, ma anche con tutti i popoli oppressi del mondo che soffrono della mancanza dei più basilari diritti umani. Poco considerato dai mass-media e dai libri di storia contemporanea, l’esempio del Chiapas zapatista, tuttora esistente, è uno straordinario modellino perfettamente funzionante di società egualitaria, di democrazia partecipata e di resistenza al modello neoliberista in alternativa all'ordine capitalistico mondiale. Una meravigliosa esperienza rivoluzionaria di giustizia sociale, che ha i lineamenti scalfiti dell’America Latina e la poesia nella voce di un popolo che non vuole essere dimenticato.
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