La popolarità che la propaganda razzista è riuscita a conquistarsi fra le masse popolari in questi anni di lotta all’immigrazione, ha rovesciato la realtà e nascosto come stanno veramente le cose.
Chi sono gli immigrati? Uomini, donne e bambini provenienti da paesi sfruttati fin dai tempi del colonialismo per le loro risorse naturali e portati al collasso dalle grandi potenze europee, paesi tormentati da conflitti armati (spesso fomentati e finanziati dalle grandi potenze) e da continue violazioni dei diritti umani. Persone che investono tutti i loro averi per compiere viaggi e attraversate disumane alla disperata e più che legittima ricerca di pace, lavoro e futuro. Popoli che hanno tutto il diritto di ricercare condizioni dignitose di vita emigrando verso l’Europa.
La borghesia, che per scelta mantiene in stato di clandestinità i migranti favorendo il lavoro nero e a basso costo, contemporaneamente fomenta l’odio dell’ intera popolazione verso l’ immigrato utilizzandolo come capro espiatorio e conseguente causa della crisi nazionale. In Italia la lunga guerra contro l’ immigrazione è iniziata circa un ventennio fa ed è stata portata avanti in modo bipartisan sia dal centro-sinistra che dal centro-destra attraverso le varie leggi che hanno regolamentato l’immigrazione (Legge Martelli del 1990, L.Turco-Napolitano del 1998, L. Bossi-Fini del 2002, il “pacchetto sicurezza” del 2009 che ha introdotto il reato di immigrazione clandestina). Questi provvedimenti legislativi hanno avuto l’effetto di creare un immenso esercito di migranti “irregolari”, “clandestini”, ovvero persone che proprio in virtù di queste leggi non posso dichiararsi sul territorio italiano. Queste persone, ai fini dell’economia capitalista, costituiscono una discreta risorsa di manodopera da impiegare nei campi del Mezzogiorno d’Italia e nelle piccole imprese del nord, in condizioni di vita e di lavoro schiavistiche. La classe dominante, attraverso i suoi giornali, tuona contro l’immigrazione clandestina, fenomeno da lei stessa creato attraverso le sue leggi. Attraverso l’immissione nel luoghi di lavoro di persone prive di diritti e quindi maggiormente “competitive”, perché meglio sfruttabili, si realizza maggior profitto scardinando i diritti sindacali, preparando il terreno all’ideologia razzista, e mettendo i lavoratori italiani contro i lavoratori migranti.
Inoltre, la disperazione dei rifugiati si è rivelata un grosso affare per la borghesia. Sulla pelle di queste persone lo Stato Italiano è stato in grado di lucrare per consentire a diverse imprese di poter realizzare grossi profitti. Le varie emergenze sono state spesso organizzate dai vari Ministri dell’Interno affidando alla Protezione Civile il coordinamento di un’accoglienza appaltata e privatizzata che, in assenza di procedure e controlli, attribuiva ad ogni impresa, cooperativa, struttura alberghiera che manifestava il proprio interesse, circa 1.400 euro al mese per ogni rifugiato ospitato. E’ ovvio che i servizi resi fossero nella maggior parte dei casi al limite del rispetto dei diritti umani e civili. In questo contesto si inserisce la vicenda di "Mafia Capitale" che meriterebbe un lungo approfondimento, dove, tra le altre cose, è emerso - questa volta sotto gli occhi dell'opinione pubblica - che la gestione degli immigrati veniva utilizzata come mero strumento di profitto personale da parte di uomini di malaffare senza scrupoli legati in un garbuglio inestricabile fatto di cosche mafiose, organizzazioni neofasciste, cooperative ed esponenti dei partiti politici borghesi, di centrodestra e di centrosinistra.
Una politica anti-razzista è una politica di classe. Infatti solo una politica di classe che si ponga l’obiettivo di ricostruire la sinistra a partire dai lavoratori, può sconfiggere il razzismo e farla finita con lo sfruttamento e l’odio razziale. E’ necessaria una politica che, partendo dalla rivendicazione dall’abolizione di tutte le leggi sull’immigrazione e dal diritto alla libera circolazione, arrivi all’unificazione di tutti i percorsi di lotta. E’ una strategia in grado di vincere per estendere i diritti. Occorre però generalizzare queste lotte e farle diventare la politica di una sinistra di classe. Al posto della finta contrapposizione tra italiani e “invasione straniera”, deve emergere quella reale tra lavoratori ipersfruttati e capitale. Uniamoci e lottiamo fianco a fianco senza distinzione di pelle, razza e cultura utilizzando le differenze come forma di arricchimento culturale e sociale.

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