lunedì 29 dicembre 2014

Diritti Gay e Lotta di Classe

L’ordinanza pronunciata a Grosseto nel mese di Aprile ha dato il via alla trascrizione dei matrimoni omosessuali contratti all’estero in molti comuni italiani. Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Roma, ma anche Empoli, Fano, Livorno, Pistoia, Reggio Emilia, Udine e altre. Il risultato ottenuto, oltre alla contraddizione giuridica, è una grossa illusione politica. Secondo la legge italiana, infatti, il paradigma vigente del matrimonio è ancora quello eterosessuale. Un atto celebrato all’estero è valido in quel Paese, ma anche previa trascrizione, quello stesso atto non ha nessun effetto sul nostro ordinamento giuridico. Questa inidoneità priva la coppia dei diritti che normalmente deriverebbero da un matrimonio legalmente riconosciuto. È evidente, allora, che quello che  rimane non è altro che un atto simbolico. Atto simbolico la cui valenza politica viene minimizzata dagli attori stessi di questa commedia. La contraddizione intrinseca in tutto questo è che non è possibile considerare come una vittoria o una conquista sul piano dei diritti civili un’operazione mediatica di facciata che non arreca nessun tipo di vantaggio reale alle coppie coinvolte, che non incide minimamente nel dibattito politico nazionale riguardante questi temi e che ha il solo effetto di inibire qualsiasi tentativo di aumentare le pressioni sull’attuale governo. È irrilevante che un sindaco come Marino, per esempio, trascriva matrimoni omosessuali. Innanzitutto perchè fa parte del Partito Democratico, formazione politica dalle tendenze democristiane, e che ha dichiarato, a detta di molti dei suoi principali esponenti, la sua avversione alle tematiche "lgbtq", dimostrando nei fatti di non aver alcuna intenzione di aggiungerle all’agenda di governo scegliendo in tutta coscienza di continuare a promuovere il modello conservatore e maschilista della famiglia tradizionale. In secondo luogo, perché siamo convinti che ampliare i diritti civili riconoscendo qualsiasi tipo di matrimonio sia una scelta che implica tutta una serie di cambiamenti culturali che vanno nella direzione dell’eliminazione di qualsiasi stereotipo e nella promozione degli spazi di aggregazione e di cultura che contribuiscono ad estirpare qualsiasi reminiscenza fascista e maschilista dalla nostra cultura ancora troppo limitata ed intollerante. Da un sindaco che non si è mai schierato a favore dei centri sociali che sono stati sgomberati o degli studenti che sono stati caricati in corteo non capisco come possa arrivare un cambiamento in questa direzione. Mi sembra piuttosto che la trascrizione di questi matrimoni indebolisca ancora di più il movimento gay in Italia, già troppo multiforme e disorganico per riuscire ad incidere in maniera effettiva sulle dinamiche politiche del paese. Per questo, crediamo sia necessario non “rilassarsi” di fronte a quello che potrebbe apparire come un primo passo verso il riconoscimento giuridico delle coppie "lgbtq", ma al contrario, legare saldamente questa lotta a quella dei movimenti sociali interpretando il presente per aprire nuovi orizzonti di lotta. Il nostro presente è la società capitalista globale: il nostro punto di partenza dev’essere la comprensione dei meccanismi attraverso cui il capitalismo produce e riproduce stereotipi e oppressione di genere (qualsiasi sia il genere in cui ciascun* si riconosce, uscendo dalla dicotomia maschile - femminile) e in quali luoghi questi stessi proliferino. Questo non significa che il movimento "lgbtq" debba abbracciare qualsiasi tipo di rivendicazione, al contrario: la trasversalità di questa lotta si esaurisce di fronte agli antagonismi e alle necessità di classe. L’intreccio di oppressione di genere (sempre in senso generale), di razza, di condizione di classe che condiziona le nostre vite e le nostre forme di politicizzazione e soggettivazione, ci identifica all’interno di un preciso gruppo sociale che non ha e non deve avere niente da spartire con tutti coloro che fanno parte, che si riconoscono o che si sottomettono volontariamente alla classe dirigente e al padronato italiano che ha come unico scopo la riproduzione tale e quale di questa stessa società fondata sulle disuguaglianze e sul dominio borghese. La lotta più radicale è quella in grado di mettere in discussione insieme le varie forme di oppressione, sfruttamento e alienazione che si intrecciano all’interno della società capitalista, e in grado di unire ciò che il capitalismo frammenta.

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