L’ordinanza pronunciata a Grosseto nel mese di Aprile ha dato il
via alla trascrizione dei matrimoni omosessuali contratti all’estero in molti
comuni italiani. Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Roma, ma anche Empoli, Fano,
Livorno, Pistoia, Reggio Emilia, Udine e altre. Il risultato ottenuto, oltre alla contraddizione giuridica, è una grossa illusione politica. Secondo la legge italiana, infatti, il
paradigma vigente del matrimonio è ancora quello eterosessuale. Un atto
celebrato all’estero è valido in quel Paese, ma anche previa trascrizione,
quello stesso atto non ha nessun effetto sul nostro ordinamento giuridico. Questa
inidoneità priva la coppia dei diritti che normalmente deriverebbero da un
matrimonio legalmente riconosciuto. È evidente, allora, che quello che rimane non è altro che un atto simbolico.
Atto simbolico la cui valenza politica viene minimizzata dagli attori stessi di
questa commedia. La contraddizione intrinseca in tutto questo è che non è
possibile considerare come una vittoria o una conquista sul piano dei diritti
civili un’operazione mediatica di facciata che non arreca nessun tipo di
vantaggio reale alle coppie coinvolte, che non incide minimamente nel dibattito
politico nazionale riguardante questi temi e che ha il solo effetto di inibire
qualsiasi tentativo di aumentare le pressioni sull’attuale governo. È
irrilevante che un sindaco come Marino, per esempio, trascriva matrimoni
omosessuali. Innanzitutto perchè fa parte del Partito Democratico, formazione politica dalle tendenze democristiane, e che ha dichiarato, a detta di molti dei suoi
principali esponenti, la sua avversione alle tematiche "lgbtq", dimostrando nei fatti di non aver alcuna intenzione di aggiungerle all’agenda di governo
scegliendo in tutta coscienza di continuare a promuovere il modello
conservatore e maschilista della famiglia tradizionale. In secondo luogo,
perché siamo convinti che ampliare i diritti civili riconoscendo qualsiasi tipo
di matrimonio sia una scelta che implica tutta una serie di cambiamenti
culturali che vanno nella direzione dell’eliminazione di qualsiasi stereotipo e
nella promozione degli spazi di aggregazione e di cultura che contribuiscono ad
estirpare qualsiasi reminiscenza fascista e maschilista dalla nostra cultura ancora
troppo limitata ed intollerante. Da un sindaco che non si è mai schierato a
favore dei centri sociali che sono stati sgomberati o degli studenti che sono
stati caricati in corteo non capisco come possa arrivare un cambiamento in
questa direzione. Mi sembra piuttosto che la trascrizione di questi matrimoni
indebolisca ancora di più il movimento gay in Italia, già troppo multiforme e
disorganico per riuscire ad incidere in maniera effettiva sulle dinamiche
politiche del paese. Per questo, crediamo sia necessario non “rilassarsi” di
fronte a quello che potrebbe apparire come un primo passo verso il
riconoscimento giuridico delle coppie "lgbtq", ma al contrario, legare saldamente
questa lotta a quella dei movimenti sociali interpretando il presente per
aprire nuovi orizzonti di lotta. Il nostro presente è la società capitalista
globale: il nostro punto di partenza dev’essere la comprensione dei meccanismi
attraverso cui il capitalismo produce e riproduce stereotipi e oppressione di
genere (qualsiasi sia il genere in cui ciascun* si riconosce, uscendo dalla
dicotomia maschile - femminile) e in quali luoghi questi stessi proliferino.
Questo non significa che il movimento "lgbtq" debba abbracciare qualsiasi tipo di
rivendicazione, al contrario: la trasversalità di questa lotta si esaurisce di
fronte agli antagonismi e alle necessità di classe. L’intreccio di oppressione
di genere (sempre in senso generale), di razza, di condizione di classe che
condiziona le nostre vite e le nostre forme di politicizzazione e soggettivazione, ci identifica all’interno di un preciso gruppo sociale che non ha e non deve
avere niente da spartire con tutti coloro che fanno parte, che si riconoscono o
che si sottomettono volontariamente alla classe dirigente e al padronato
italiano che ha come unico scopo la riproduzione tale e quale di questa stessa
società fondata sulle disuguaglianze e sul dominio borghese. La lotta più radicale è quella in grado di
mettere in discussione insieme le varie forme di oppressione, sfruttamento e
alienazione che si intrecciano all’interno della società capitalista, e in
grado di unire ciò che il capitalismo frammenta.

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